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CALL FOR PAPERS 2021

2020-09-01

DECOSTRUZIONE E PSICOANALISI. A PARTIRE DA DERRIDA

Nel quadro multiforme e frastagliato della seconda metà del XX secolo, in cui quasi tutti i campi del sapere hanno sperimentato fecondità e derive della contaminazione tra ambiti disciplinari, procedure metodologiche e oggetti di indagine, ha avuto particolare risonanza il paradigma derridiano della “decostruzione”. Già dal primo apparire delle opere del filosofo, movimenti tellurici di piccola o grande intensità hanno scosso la consolidata rigidità di discipline come l'antropologia, la linguistica, la critica letteraria, la storia della filosofia: le letture di Derrida, infatti, miravano a localizzare la genesi dei concetti che sostenevano i vari saperi e provavano a mostrare come l'intera architettura di tali concetti fosse meno solida o fondata di quanto la tradizione aveva creduto. Il progetto fenomenologico di Husserl, come pure il ripensamento della questione dell’essere e del suo oblio e, insieme, l'oltrepassamento (Überwindung) della metafisica teorizzato da Heidegger costituiscono il terreno su cui germinerà quella che presto verrà chiamata “decostruzione”, termine che, tra l'altro, verrà coniato proprio in riferimento alla Destruktion heideggeriana seppure con l'intento di destabilizzare le strutture concettuali della tradizione onto-teologica invece che mirare al recupero di un senso originario e obliato dell’essere. Lentamente, ma inesorabilmente, cominciavano ad apparire cedimenti categoriali, crepe testuali, scissure che intaccavano la storia della metafisica, le teorie linguistiche, ma anche la biologia o l’architettura: saperi messi alla prova nei loro fondamenti epistemologici e interrogati da prospettive oblique. Il terreno della psicoanalisi che, nello stesso volgere di anni, proprio in Francia stava vivendo il “ritorno a Freud” ipotizzato da Jacques Lacan, diverrà subito un luogo di confronto non privo di polemiche che ancora oggi, a più di cinquant'anni dal loro primo farsi strada, alimentano dibattiti e percorsi teorici. “Decostruzione” e psicoanalisi, dunque, possono essere considerati come i poli di un arco voltaico che continua a generare domande sulla costituzione del soggetto, sulla sua relazione con il mondo, su quanto viene considerato reale e sulle temporalità in cui si dispiega la coalescenza del legame sociale. Sopite le arroventate dispute e venute meno le passioni del momento che hanno visto contrapporsi Derrida e Lacan, si tratterà anzitutto di riattraversare i termini di questioni che, in ogni caso, non hanno perso il carattere di urgenza sia nell'ambito filosofico, sia in quello psicoanalitico; nel riconoscere a ciascuno degli ambiti la specificità di percorsi, occorrerà quindi, rilanciare domande che scaturiscono (o forse confluiscono) dalla più ampia questione del senso e del destino non solo di discipline e saperi ma, soprattutto, di chi se ne fa portavoce e agonista.

Il “Bollettino Filosofico” indica alcuni possibili temi:

  • il dibattito tra decostruzione e psicoanalisi
  • gli statuti del soggetto alla prova di decostruzione e psicoanalisi
  • storia del paradigma decostruzionista
  • fenomenologia e decostruzione
  • psicoanalisi della decostruzione e decostruzione della psicoanalisi
  • i nuovi linguaggi del sapere a partire dalla decostruzione
  • ermeneutica e decostruzione
  • la psicoanalisi e le sfide epistemologiche

Gli autori interessati a pubblicare i loro lavori sono invitati a spedirli via e-mail allegati in formato WORD e PDF al Direttore della rivista, Prof. Pio Colonnello (pio.colonnello@unical.it) e alla Redazione (bollettinofilosofico@gmail.com).

Si chiede di allegare sia una versione del contributo anonima intitolata «Manoscritto» sia una «Pagina Copertina» separata in cui siano indicati il nome completo degli Autori, una breve nota bio-bibliografica, l’Università o l’Istituto di appartenenza e i recapiti.

Gli articoli, che non dovranno superare le 50.000 battute, potranno essere scritti in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo rispettando le norme redazionali scaricabili al link:

http://www.bollettinofilosofico.unina.it/index.php/bolfilos/about/submissions#authorGuidelines.

Il manoscritto dovrà inoltre contenere un abstract in italiano e in inglese che non superi i 900 caratteri. Ogni proprietà del file che potrebbe identificare l’Autore deve essere rimossa per assicurare l’anonimato durante la procedura di referaggio.

I contributi saranno sottoposti alla procedura del double blind peer review.

La deadline per l’invio degli articoli è il 30 Aprile 2021. Il numero della rivista verrà pubblicato entro dicembre 2021 (annata XXXVI).

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Ultimo fascicolo

V. 34 (2019): L’ALTRO, LO STRANIERO, L’OSPITE

Se il pensiero filosofico si è interrogato sulle forme dell’alterità fin dal suo primo apparire, l’epoca contemporanea ha assistito ad una sorta di precipitazione in cui proprio tali forme si sono intrecciate con le sfide geo-filosofiche, il mutamento dei paradigmi di indagine sociale, i nuovi campi del sapere prodotti dalle scienze umane. L’accelerazione che si è prodotta ha dunque coinvolto anche la filosofia interpellata su un doppio fronte: quello propriamente teorico della formulazione o ridiscussione dei paradigmi dell’alterità sui quali si è costruita la civiltà occidentale, e quello epistemologico e metodologico in cui il pensiero interroga il suo pensare l’altro. Ma, rispetto all’attualità socio-politica e alle numerose discussioni pubbliche che la modulano, il pensiero filosofico non può esimersi dal ripensare quanto forse costituisce il suo più proprio o la sua infinita risorsa: l’altro, infatti, a partire dalle forme che assume o in cui si manifesta, si impone sempre come ingiunzione e domanda, soprattutto nel momento in cui chiede ospitalità (fosse pure dell’elaborazione teorica) o in cui appare indossando i panni di quello straniero che, secondo la parola di Michel de Certeau, è “l’irriducibile e colui senza il quale vivere non è più vivere”.

Si tratterà allora di pensare ancora una volta l’insieme di questioni teoriche ed epistemologiche che l’alterità sollecita e, insieme, occorrerà ripensare a quanto la tradizione filosofica occidentale ha prodotto nel corso della sua lunga storia ogni volta che ha incontrato (o si è scontrata) con quello straniero (espressione dell’estraneità) che ha sollecitato i suoi guadagni teorici o il suo percorso, senza escludere il versante teologico in cui, nelle varie tradizioni religiose, l’alterità si è spesso intrecciata con la trascendenza e ha prodotto riflessioni di fondamentale importanza.

Convocando voci che intrecciano la filosofia con ambiti disciplinari e metodologici della più vasta area delle scienze umane, il Bollettino Filosofico intende ripercorrere questioni antiche e nuove intorno all’altro e ai suoi volti al di là di quanto viene considerato come accertata e indiscutibile acquisizione, magari in direzione di una riflessione sulla relazione che, come ha scritto Emmanuel Levinas, “non ha misura comune con un potere che si esercita, foss’anche godimento o conoscenza”.

Pubblicato: 2019-12-13

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